Piazza Municipio a Ferrara: analisi di un’area di scavo

La US 1050: nota introduttiva

Nei primi anni 2000, alcuni saggi di scavo condotti in piazza Municipio a Ferrara, durante lavori di consolidamento della pavimentazione, portarono al rinvenimento di due depositi sotterranei d’interesse archeologico, la US1049 e la US1050 (riempimento) (tav. I.2). 
Tavola 1-2La US1050 costituiva un nucleo unitario, il prodotto dell’accumulo di scarti d’uso domestico di natura organica ed inorganica pertinenti un edificio abitativo. Si presentava, inoltre, sigillata e avendo subito pochi inquinamenti nel corso dei secoli, l’epoca della sua chiusura poteva stabilirsi con una certa attendibilità. Lo scavo è tuttora inedito, mentre disponiamo di alcune notizie per una parte dei materiali, soprattutto resti organici. L’occasione, accordata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, di inserire all’interno di questa tesi i risultati dello studio di una parte dei materiali ceramici provenienti dalla vasca, è stata accolta, di conseguenza, con grande interesse. Le ricognizioni effettuate tra il 2010 ed il 2011 hanno permesso di ricostituire integralmente il nucleo ceramico della US 1050 così come doveva trovarsi al momento dello scavo. L’analisi del materiale è stata condotta tenendo conto di due punti essenziali.
La prima questione concerne l’analisi del particolare tipo di contesto che formava la US1050, cioè una vasca sotterranea adibita allo scarico di rifiuti domestici che afferisce ad un genere ben noto a Ferrara in età medievale, caratterizzato da pareti in mattoni da una copertura a volta.
Fosse da butto analoghe, infatti, sono state scavate ripetutamente in ambito urbano e nel territorio circostante, presso la Delizia di Belriguardo, dove si datano a partire dalla metà del XIV sec. ca. e si trovano solitamente collegate ad abitazioni di ceto elevato o a importanti complessi religiosi.
Diversamente, una volta che ci si allontana da Ferrara, questa tipologia di vasche sotterranee si dirada, sia in Emilia Romagna sia, più in generale, nel resto dell’Italia centro settentrionale, essendo limitata a pochi esempi più o meno coevi documentati per il momento a Forlì, Padova, Venezia, Rovigo, e, di recente, Montefiore Conca, vicino Rimini.
Il secondo punto, che costituisce il tema portante del capitolo successivo, riguarda l’analisi della ceramica recuperata all’interno della vasca; più nello specifico, sarà approfondita la classe delle ingobbiate graffite, attraverso la presentazione dei materiali ed il confronto con quanto ci è noto da altri scavi e collezioni a Ferrara e in ambito regionale.
A questo proposito, ancor prima del riscontro documentario, possiamo già indicare tra i paralleli archeologici più importanti in area urbana a Ferrara quelli attuati con il materiale recuperato in piazzetta e largo Castello (US279 e US164) e Sant’Antonio in Polesine (USM5), che presentano un'associazione di manufatti molto simile a quella della US1050 e di cui si possiede una documentazione esaustiva.
Sia il vasellame del Castello sia quello proveniente dal monastero hanno fornito elementi fondamentali per comprendere la distribuzione delle graffite medievali a Ferrara nell’arco di tempo compreso tra la fine del XIV e tutto il XV secolo.
Gli estremi cronologici di questa scansione hanno potuto beneficiare, almeno per ciò che riguarda la US279 di piazza Castello, ed in particolare la fase della sua chiusura, del riscontro nei documenti d’archivio.
Diversamente, per la USM5 non sono emerse fonti archivistiche ricollegabili al momento in cui la vasca fu sigillata, se non documenti di carattere generale relativi alla storia del monastero e delle sue vicende costruttive. Tuttavia, l’analogia fornita dalle associazioni di materiali tra il butto di Sant’Antonio in Polesine e la US279 di piazza Castello, che si avvale di una cronologia piuttosto sicura non pare contrastare con l’ipotesi di una contemporaneità dei due contesti, pur tenendo conto della diversità di formazione.
Dall’esame complessivo del materiale della USM5, la classe più attestata è apparsa essere quella delle ingobbiate, in misura minore le invetriate da mensa ed il gruppo delle ceramiche ad impasto grezzo o semi-depurato, sia invetriate da fuoco che acrome; questa situazione ricorre nei ritrovamenti della US279, dove era già visibile, con la sporadicità della pietra ollare, il progressivo decadimento del vasellame domestico grezzo, in specie da fuoco, e la conseguente specializzazione delle manifatture attraverso l’incremento delle depurate.
Allo stesso tempo, però, la presenza consistente presso la USM5 di graffite rinascimentali canoniche, un tipo che non è stato trovato nella sacca di piazza Castello, ha aggiunto un nuovo tassello cronologico per stabilire l’epoca in cui dovette verificarsi il passaggio dalle graffite pre-rinascimentali alle rinascimentali canoniche.
La vasca del complesso religioso va a rafforzare, dunque, la successione tipologica proposta dalla US279, e a confermare quanto S. Gelichi aveva ipotizzato per il nucleo di largo Castello, la US164, ovvero una datazione «leggermente più bassa» rispetto alla piazzetta, considerando alcune varianti che preannunciavano già lo stile rinascimentale di fine XV secolo.
Il confronto con la US279 si è rivelato di estrema importanza anche per la presenza al suo interno di scarti di fornace di prima e seconda cottura, che sono tra gli indicatori più ovvi qualora si vogliano avanzare delle ipotesi circa l’esistenza in situ di attività artigianali.
Nei paragrafi successivi ci soffermeremo, invece, sull’esame delle principali fonti documentarie e topografiche concernenti le vicende costruttive del Palazzo Ducale e della piazza, per meglio definire il termine di chiusura della vasca. Le fonti scritte sono particolarmente significative poiché concordano nel collocare tra il 1479 ed il 1480 alcuni interventi di trasformazione radicale del palazzo e del cortile ducale, ovvero l’attuale piazza Municipio. Stando alle cronache dell’epoca, sembra che il rifacimento del cortile avesse comportato la distruzione di alcune strutture preesistenti nell’area, in modo da creare un grande spazio aperto; considerando che la vasca US1050 fu sigillata proprio dalla nuova pavimentazione tardoquattrocentesca, la notizia di questi lavori ci appare determinante in quanto fornisce un preciso termine ante-quem alla chiusura del contesto.

 (tratto da Tesi di Dottorato di ricerca in "Scienze e Tecnologie per l'Archeologia e per i Beni Culturali" di Giacomo Cesaretti , Nuovi dati per una storia della ceramica graffita tardomedioevale a Ferrara, Materiali dalla US1050 di Piazza Municipio e dalla Collezione CARIFE.)

 

 

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