Prima della piazza: il Palazzo Ducale ed il cortile

Prima della piazza: il Palazzo Ducale ed il cortile

La costruzione del Palazzo Ducale si colloca nella seconda metà del XIII sec., probabilmente attorno al 1264, data a cui risale l’elezione di Obizzo II d’Este a signore di Ferrara e che coincide con l’insediamento ufficiale della signoria estense in città.

Scalabrini, nella sua Guida per la città, pone nel 1260 l’edificazione del nucleo primitivo del complesso ducale attribuendolo a maestro Tigrino.
Prima degli anni ’60 del XIII sec., solo Girolamo Merenda, nei suoi Annali, e Marco Savonarola, nelle Memorie di Ferrara, riferiscono di una prima residenza ufficiale degli Estensi su via Cortevecchia già durante il marchesato di Azzo IX (VII), ovvero nel 1240 circa.
Il Chronicon Estense registra l’esistenza del palazzo all’anno 1287, data che trova conferma negli Statuti di Ferrara dello stesso anno, dove l’edificio figura in qualità di «Palacium domini Marchionis».
Un rogito notarile stipulato tra i marchesi Francesco e Aldovrandino d’Este per una divisione di proprietà, datato 1313 e contenuto in appendice alla Genealogia di Equicola d’Alveto, lascia supporre che la dimora estense avesse originariamente aderito ad uno sviluppo ad L, con il prospetto principale affacciato su piazza Duomo ed un fianco disposto a sud, lungo la via Cortevecchia, entrambi convergenti verso la Torre di Rigobello.
Il fabbricato a latere di via Cortevecchia, contraddistinto da muri molto spessi che in certi punti raggiungono quasi il metro di larghezza, potrebbe coincidere con il nucleo primitivo del palazzo, quello cioè derivante dalle presunte residenze di Azzo o Obizzo, oppure da ciò che restava di una precedente struttura difensiva innalzata lungo l’antica linea Garibaldi-Contrari-Zemola-Paglia. Non è errato ritenere che questo lato del palazzo possa essersi mantenuto quasi inalterato nella sua conformazione sin dai suoi esordi trecenteschi.
Indagini effettuate negli anni ’60 del Novecento all’interno di un edificio su via Cortevecchia, un tempo occupato da una torre angolare, portarono al recupero di alcuni lacerti di affreschi che ad un esame attento non parevano andare oltre il XIII sec. come cronologia massima.
Riguardo alla presenza di una torre angolare su questo lato del palazzo, M. Calura aveva già rilevato nel 1927, attraverso una sagace lettura degli alzati, come l’ultimo tratto della facciata presentasse una sorta di discontinuità col resto del muro. Gli parve oltremodo facile identificare il profilo di una finestra con arco a tutto sesto che rasentava il tetto con la chiave di volta, poi tamponata ma tuttora visibile, proprio su questa parte del corpo di fabbrica. Tutto ciò collimava perfettamente con l’ipotesi di una soprelevazione del soffitto, almeno in quel punto del palazzo, in epoca medievale.
Queste evidenze convergono verso la datazione che sia Merenda sia F. Rodi avevano fornito nei loro Annali circa la costruzione della torre, e che fu poi ripresa da Campori, cioè il 1283.
In seguito ad ulteriori controlli eseguiti nel palazzo alla metà degli anni ’80 del sec. scorso, nell’ambito di un progetto di restauro generale dell’edificio, la zona sita alle spalle della Cappella Ducale, accanto all’Oratorio di Renata di Francia ed al Giardino delle Duchesse,restituì i ruderi di un basamento quadrangolare di probabile matrice romanica. Altre tracce superstiti ricollegabili alla stessa epoca del basamento misero in luce il collegamento che doveva esistere tra questa struttura e la Torre di Rigobello, in fasi originarie a noi non note, lungo una traiettoria cui si erano adeguate tutte le modificazioni successive. Questa linea correva parallela alla cancelleria di Nicolò II e pareva designata quasi a protezione della piazza della Cattedrale.
Sebbene non sempre concordanti, particolarmente per quanto riguarda la cronologia, i dati sin qui raccolti ci permettono di focalizzare chiaramente almeno due punti: per prima cosa,
il fatto che il palazzo estense si articolasse anticamente in due bracci, con la Torre di Rigobello posta al centro a fare da perno; secondo elemento, l’assimilazione nel corpo dell’edificio di strutture antecedenti, in parte defunzionalizzate, quindi reimpiegate durante il riassetto dell’area.
A partire dal XIV sec., gli interventi alla residenza ducale cominciano ad essere documentati con più sistematicità nelle fonti. Tra i più rilevanti si annoverano, certamente, quelli condotti all’epoca di Nicolò II, Borso, ma soprattutto di Ercole I, sotto la cui reggenza s’incise in maniera definitiva sull’aspetto che l’edificio e la piazza avevano mantenuto sino alla metà del XV secolo.
Nel 1364, sotto Nicolò II, si procedette con la costruzione della cancelleria «all’incontro della parte del Duomo a man destra per entrare in piazza» e col restauro della facciata prospiciente la Cattedrale, ad opera di Giovanni Nasello muratore e Nicolò Rodolfo marangone.
E’ possibile, inoltre, che nei progetti di Nicolò II fosse prevista anche la loggia, ora chiusa, che comunicava con lo spazio occupato dal Volto del Cavallo e si apriva poi sul cortile interno sino alla Torre di Rigobello, sotto cui venivano tradizionalmente proclamati i marchesi e i duchi eletti per la successione al potere.
Durante l’epoca di Borso d’Este si registrano lavori di entità marginale, almeno per quanto riguarda gli aspetti architettonici e del restauro. Di più ampia portata risulta, invece, la cura riservata agli aspetti decorativi, sia all’interno sia all’esterno dell’edificio, come riferiscono Scalabrini ed un documento datato 1443; lo storico accenna a dei contributi pittorici eseguiti in alcune sale del palazzo per mano di artisti di fama, tra cui Piero della Francesca, mentre dalle carte sappiamo che un boccalario di nome Bastiano ricevette un pagamento per dei «quadrati di pietra», forse delle piastrelle, che avrebbero dovuto decorare i banchi nel cortile della fontana del Palazzo Marchionale. Quest’ultimo documento fornisce due elementi di estremo interesse: da un lato la conferma dell’esistenza di un cortile collegato alla residenza ducale, come già l’Inventario delle suppellettili del Castello del 1436 aveva rilevato, dall’altro, la presenza nel cortile di una fontana. Siamo ancora lontani, però, dai mutamenti della seconda metà del ‘400, quando su iniziativa del duca e di sua moglie Eleonora d’Aragona la residenza ducale conobbe una rivisitazione senza precedenti.
In linea generale, il nuovo progetto optò per una riorganizzazione di tipo radicale degli spazi attorno a due ampi cortili: il cortile ducale, ovvero il nucleo primitivo dell’attuale piazza Municipio, di cui mancano i parametri precisi, ma che doveva coincidere con il «cortile novo» descritto da Caleffini, esistente già da molto prima del ducato di Ercole, ed un cortile interno, detto delle Duchesse, realizzato, invece, effettivamente ex-novo.
E’ ormai assodato che questo programma di rinnovamento generale sia stato scandito da una precisa volontà politica di riaffermazione dei vincoli estensi sulla città e dalla necessità di equiparare l’ambiente della corte ferrarese ad altre, ben più suntuose, residenze nobiliari italiane ed europee.
Nel nuovo impianto voluto da Ercole I era stata predisposta anche la creazione di un passaggio coperto, che fungesse da collegamento tra la residenza ducale e il Castello.
Questa via d’accesso, che era già praticabile nel 1476, lascia trasparire fra le ragionidelle modifiche anche questioni legate alla sicurezza personale del duca e della sua famiglia. Non va escluso, cioè, che fin dall’inizio del suo ducato Ercole avesse ritenuto saggio predisporre delle migliorie in grado di rendere più agevole il passaggio verso la fortezza, quindi più confortevoli alcuni spazi al suo interno in vista di un eventuale, prossimo trasferimento suo e della famiglia.
Autore principale delle modifiche ideate da Ercole I fu Pietro di Benvenuto dagli Ordini, architetto ducale dal 1465 al 1483, cui fu affidato il compito di risistemare un’area, le cronache lo evidenziano, dove coesistevano lacerti di strutture di entità varia, in certi casi anche di notevole importanza.
Non è facile rintracciare la reale portata dei rifacimenti, che forse aderivano alle trasformazioni già attuate durante i primi anni Settanta del 1400 e dovettero in parte avvenire per «stralci funzionali», ovvero modificando vecchie parti del primitivo edificio con l’aggiunta di nuovi corpi di fabbrica.
Melchiorri, storico e topografo locale vissuto agli inizi del secolo scorso, in un contributo dei primi del Novecento scriveva che prima del 1471 via Garibaldi cominciava dalla Loggia del Duca o Volto del Cavallo. Quanto asserito dallo storico trova conferma nelle fonti, dove risulta chiaramente come il Volto del Cavallo esistesse già prima delle modifiche di Ercole I, in qualità di varco semi-monumentale, e fu da quest’ultimo impreziosito con l’aggiunta della statua di Borso nel 1472.
Assieme al trasferimento della statua di Borso dal vecchio cortile ducale, Equicola e Rodi situano nel 1472 anche alcuni interventi alla Torre di Rigobello, e cioè l’inserimento dei tre ordini di balconate, o loggette, di cui parla Frizzi, ben riconoscibili nell’Alzato della città di Ferrara dell’inizio del XVI sec., andate poi distrutte in un incendio nel 1553.
Nel 1472 doveva già esistere la cappella di corte sul lato nord del cortile ducale, come alcune carte dall’Archivio di Stato di Modena esaminate negli anni ’20 del sec. scorso sembrano attestare, anche se la sua consacrazione ufficiale avvenne due anni dopo.
Probabilmente nello stesso anno prendeva, altresì, forma la facciata occidentale del cortile, caratterizzata dal loggiato al piano terra.
Stando agli Annali di Equicola, nel 1473 fu dato il via ai lavori nel cortile detto ‘delle Duchesse’, ovvero uno spazio creato in onore di Eleonora d’Aragona che poté essere completato solo nel 1481 quando assunse l’aspetto di un giardino con fontana.
Lo stesso iter decennale sembrò ripetersi con la costruzione dello scalone, la cui imbastitura preliminare andrebbe fatta risalire secondo alcuni autori proprio al 1473, per poi concludersi nel 1479 con la copertura a volta.
Sempre nel corso del 1473, Frizzi colloca la dipintura delle facciate esterne del palazzo, per volere del duca.
Nuovamente, questa parte del palazzo, che affacciava sul lato nord della piazza, fu oggetto di lavori nel 1476, quando fu intrapresa la costruzione dell’appartamento ‘delle Duchesse’.
Le fonti documentarie, in particolare Caleffini, Zambotti ed Equicola d’Alveto, sonocomunque concordi nel tramandare come quelli più drastici i restauri che ebbero luogo tra il 1479-1481, quando vennero obliterate tutte le strutture che ancora occupavano parte del cortile ducale, decretandone, di conseguenza, la completa autonomia dall’asse viario situato ad ovest, cioè l’odierna via Garibaldi. Alla luce di queste concordanze, appare chiaro come le modifiche che erano state apportate al cortile prima di questa data, e ci riferiamo soprattutto a quelle operate negli anni Settanta del secolo, non dovevano aver inciso in maniera profonda sulla conformazione della piazza. Si può ipotizzare che per tutto il periodo bassomedievale essa avesse mantenuto un’articolazione complessa, che né le fonti scritte né le mappe topografiche ci aiutano a discernere con precisione. E’ però probabile che almeno il perimetro, così come era giunto nell’estate del 1479, dunque sino a noi, fosse andato definendosi proprio in quegli anni.
Le ristrutturazioni iniziarono, lo abbiamo visto, in assenza di Ercole dalla città, ma certamente per sua volontà, come apprendiamo da alcune informazioni contenute nel Diario dello Zambotti e in un breve carteggio tra Ercole e sua moglie, tratto dall’epistolario del duca, pubblicato in passato da C. Rosenberg e più recentemente, in parte, da M. Folin.
Queste lettere rivestono un’importanza primaria nel ricostruire le fasi iniziali dei lavori, dal punto di vista dei committenti e di quelle che erano le loro reali intenzioni. Dal carteggio, che si data tra l’agosto e l’ottobre del 1479, periodo nel quale il duca si trovava ancora fuori Ferrara, si traggono alcuni elementi d’interesse riguardo alle figure di spicco coinvolte nella ristrutturazione del palazzo; innanzitutto, s’intuisce lo stretto rapporto che doveva unire Ercole e Pietro, e cioè l’ideatore del progetto in nuce e colui cui spettava il compito di tradurne in pratica la fattibilità; inoltre, le lettere palesano più volte un’urgenza di fondo delle operazioni, che Ercole avrebbe voluto fossero adempiute in tempi strettissimi, accanto alla non velata necessità di vigilare sulle spese, anche se ciò poteva comportare il riciclo di materiale di spoglio.
Tale accortezza nelle spese non impedì, d’altro canto, l’impiego di materiali pregiati, come ad esempio la pietra d’Istria o il marmo di Carrara.
Ancora a proposito del cortile, notizie fondamentali per la ricostruzione delle prime fasi dei lavori sono contenute in due protocolli notarili del XV sec. redatti dal notaio Gentile Sardi e
conservati presso l’Archivio di Stato di Ferrara. In queste carte, entrambe datate al 7 agosto del 1479, si fanno i nomi di alcuni degli operai cui era stato fornito l’incarico di allestire le operazioni di restauro del palazzo: questi erano maestro Rinaldo (Rainaldo) muratore, Girolamo (Hieronymus) e Gaspare (Gaspar) marangoni. Il compito principale di Rinaldo, e del suo gruppo di lavoranti, era l’approvvigionamento delle pietre per gli edifici in costruzione nel «cortil novo», ma anche quello di disfare le vecchie strutture, tra cui muri e pavimenti dei solai, compreso il pavimento della chiesa. A Girolamo e Gaspare spettavano invece i lavori di falegnameria all’interno degli edifici prospicienti il cortile, che implicavano anche in questo caso la rimozione di una parte degli elementi in legno preesistenti. I documenti contengono delle indicazioni piuttosto precise sulle modalità e i tempi di svolgimento dei lavori, ma anche sulla necessità di attenersi fedelmente ai disegni di Pietro di Benvenuto.
A partire dal 1486 il cortile divenne la sede ideale per rappresentazioni teatrali, favorite dalla passione che il duca Ercole nutriva verso il teatro classico. La prima commedia ad esservi rappresentata fu Menaechmi di Plauto, in traduzione volgare, con scene curate da Pellegrini Prisciani; per quest’occasione il palco fu allestito sul lato dell’Ufficio dei XII Savii e della Camera Ducale.
Il cortile continuò ad ospitare le scene ancora l’anno successivo, per poi cedere di fronte ad ambienti più grandi, meglio adatti ad accogliere il sempre più crescente numero di spettatori. Uno delle nuove sedi fu la Sala Grande di corte, che venne predisposta proprio per questo scopo sfruttando un vano già esistente voluto da Nicolò II.
L’area del cortile occupava, senza dubbio, uno dei punti chiave della Ferrara medievale, unita alla Cattedrale attraverso il Volto del Cavallo e a breve distanza dal Palazzo della Ragione, risalente al XIV sec., oggi completamente ricostruito.
L’edificazione della nuova Cattedrale, nella prima metà del XII sec., che andò a sostituire la precedente sede vescovile sita sull’isola di San Giorgio, aveva determinato lo spostamento di tutti i poteri costituiti, producendo dei cambiamenti profondi nella topografia e nell’assetto urbano, e, di conseguenza, anche nella frequentazione antropica dell’area.
Di fatto, il raggruppamento del potere religioso e politico in questa parte della città finì per influire in modo decisivo sulle scelte economiche e sociali dei ferraresi, in particolare dei commercianti, che presero a trasferire lì le loro botteghe; allo stesso tempo, le famiglie più ricche iniziarono gradualmente a spostare le loro residenze al di fuori del castrum, in linea
con una rinnovata vitalità urbana ormai lontana da quelle che erano state premesse essenzialmente difensive.
Analogamente, questa ulteriore fase della topografia di Ferrara marcò il passaggio da un tipo di insediamento prettamente parafluviale ad una proiezione più ad ampio raggio della città.
Alcuni delle ricerche archeologiche più note e meglio documentate tra quelle condotte a Ferrara negli ultimi trent’anni sono state effettuate proprio in questa zona: ci riferiamo, tra gli altri, agli interventi presso Comparto San Romano, uno dei primi scavi estensivi condotti nel centro storico della città, tra il 1981 e il 1984, e Via Vaspergolo-Corso Porta Reno, risalente al 1993-1994.
Sono queste, forse più di altre, le indagini che meglio hanno evidenziato il passaggio tra alto e pieno Medioevo a Ferrara, innanzitutto per ciò che riguarda le tecniche costruttive nell’ambito dell’edilizia privata, in un quartiere di Ferrara immediatamente a ridosso della nuova sede vescovile, ma anche per la scansione cronologica dei materiali ivi associati.
A questi scavi stratigrafici si aggiungono le poche informazioni relative ai rinvenimenti nel sito del vicino Palazzo della Ragione, piazza Trento e Cattedrale e nell’area della chiesa di San Romano.
Il Palazzo Ducale, con il suo cortile, s’inseriva dunque, più o meno negli stessi anni del Palazzo della Ragione, in uno spazio di estrema rilevanza all’interno della città medievale.
Come si è già avuto modo di evidenziare sopra, il problema principale delle fonti d’archivio coeve alle fasi di costruzione e ampliamento della piazza concerne soprattutto la scarsità di notizie relativamente al tipo di interventi che furono effettuati nell’area. Non solo, ma la lacunosità, si è visto, coinvolge anche ogni tipo d’informazione riguardante eventuali edifici preesistenti alle trasformazioni dell’ultimo quarto del XV secolo.
Di conseguenza, quanto può trarsi dalle cronache deve necessariamente essere integrato ed interpretato alla luce delle indagini archeologiche. Proprio in questo senso, alcuni saggi e scavi d’emergenza, condotti in epoche diverse e in vari punti della piazza, hanno permesso di gettare nuova luce sulla sistemazione dell’area prima che l’ampio spazio aperto voluto da Ercole I sigillasse tutto.
Nell’estate del 1911, in occasione del rifacimento di alcune fognature, furono eseguite delle ricognizioni nella piazza, di cui resta un attento resoconto nel numero della «Gazzetta Ferrarese» datato al 24 luglio dello stesso anno. Dall’articolo di giornale sappiamo che lo scavo aveva interessato la piazza nella sua larghezza in direzione ovestest, cioè dall’imbocco di via Garibaldi sino all’arco del Volto del Cavallo, toccando una profondità massima pari a 3.20 m. Dalle indagini emersero resti di tubature in piombo, che secondo l’autore dell’articolo, stando ad alcune fonti documentarie, andavano attribuite al condotto con cui era alimentata la fontana che tra XV e XVI sec. occupava il giardino detto, appunto, ‘della fontana. Ad un metro circa dalla piazza affiorò «una linea di fondamenti dello spessore di quattro teste in alto e irregolarmente aumentante andando in basso»; questa struttura correva parallelamente alla trincea di scavo e restituiva a 11 m dall’arco di via Garibaldi una lastra marmorea, forse una soglia. Sempre in all’interno del perimetro offrirono risultati di grande rilievo; da tutti e tre i settori emerse, infatti, la presenza nei livelli più recenti di un acciottolato posto su un letto di sabbia, senza però alcun segno di pavimentazioni antiche, tanto da far supporre che queste ultime
venissero sistematicamente asportate in coincidenza di ogni nuova ripavimentazione della piazza. Oltre alla fase di fine XV sec., i sondaggi evidenziarono anche strati riconducibili a
periodi precedenti. In quest’ottica, quanto affiorato dal saggio B, ci appare di particolare importanza; il saggio mise difatti in luce due pavimenti sovrapposti riferibili ad una medesima abitazione, probabilmente restaurata tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Tale evidenza permise di confermare l’esistenza di edifici entro il perimetro di quello che sarebbe divenuto, attorno al 1480, il nuovo cortile ducale. Gli altri saggi (A e C) portarono, invece, ad identificare delle porzioni di quello che doveva essere l’antico «cortile da le lastre», sulla base del tipo di pavimentazione impiegato anteriormente alle trasformazioni erculee, databile alla metà del XV secolo. Simile in entrambi i sondaggi, il cortile mostrava una partizione in riquadri formati da mattoni di coltello disposti a spina di pesce.
Nell’estate del 1996, la realizzazione di opere pubbliche all’interno della piazza fornì l’occasione per nuove indagini. Due trincee parallele (1 e 2) furono ricavate in direzione est-ovest ed alcuni sondaggi (A e B) poterono effettuarsi in coincidenza di due abitazioni.
La stratigrafia della trincea 1 rivelò una sequenza continua di piani manomessi; una delle pavimentazioni (US102) era costituita da mattoni disposti a spina di pesce, in linea con i lacerti venuti alla luce dai saggi A e C del 1988 e a questi coevo. Ad una profondità maggiore emersero i resti di un altro pavimento (US137), formato da mattoni collocati in file parallele e di taglio su una base sabbiosa; tale strato appariva difficilmente databile per la mancanza di reperti guida, ma era pertinente, con probabilità, all’epoca bassomedievale.
Dagli strati individuati nella trincea 2 non emersero tracce riconducibili ai due pavimenti messi in luce nella trincea 1; la mancata rispondenza poté, in parte, essere spiegata col fatto che questa sequenza non rientrava più entro il perimetro originario della piazza, bensì in quello di un’area privata, come mostravano i piani di calpestio raggiunti tramite un ampliamento della trincea. La presenza di maiolica arcaica permise di datare la sequenza entro la fine del ‘300, un secolo prima dei lavori di sistemazione voluti da Ercole I.
Gli altri interventi hanno evidenziato sequenze stratigrafiche e strutture murarie databili ad epoche diverse. Attraverso il sondaggio A furono identificati due distinti periodi: il primo, chiaramente caratterizzato da piani d’uso domestico, veniva datato entro il XIV sec., mentre il secondo presentava maggiore incertezza dal lato della cronologia.
Il sondaggio B, condotto nel punto di passaggio tra la piazza e via Garibaldi, portò ad individuare un lacerto di pavimentazione a spina di pesce, accanto a resti murari vari, su cui era stata successivamente impostata un’ulteriore struttura. Questa sequenza, che è stata datata prima del 1479, era sigillata da un ambiente più recente, forse ascrivibile al XVI-XVII secolo. Anche in questo caso, dunque, l’archeologia ha potuto confermare in un'epoca antecedente le trasformazioni erculee la presenza di edifici all’interno del perimetro della piazza, edifici destinati ad essere demoliti attorno alla seconda metà del XV sec., così da ampliare l’area riservata al cortile ducale.

 

(tratto da Tesi di Dottorato di ricerca in "Scienze e Tecnologie per l'Archeologia e per i Beni Culturali" di Giacomo  Cesaretti, Nuovi dati per una storia della ceramica graffita tardomedioevale a Ferrara, Materiali dalla US1050 di Piazza Municipio e dalla Collezione CARIFE. Pag. 42-54)

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