Fondazione CARIFE, Il materiale del lotto A

Il lotto A comprende 362 manufatti che possono datarsi, sulla base degli estremi cronologici generali di riferimento, tra la seconda metà del XIV e la seconda metà del XVI secolo.

Il materiale che si è scelto di indagare in questa sede circoscrive, tuttavia, un periodo più ristretto, compreso tra la prima metà del ‘400 e l’ultimo quarto ca. del sec. XV, ed una classe ed una tipologia ben definite, ovvero le ingobbiate graffite.


Il materiale ingobbiato di tipo graffito, in mono e policromia, rappresenta da solo l’88% dell’ammontare complessivo del lotto, tendo conto dell’arco cronologico completo disponibile, vale a dire fino alla fine del Trecento alla fine del XVI secolo; se invece ci limitiamo al vasellame datato entro l’ultimo quarto del XV sec., abbiamo un dato pari al 40% sul totale.
Ad un esame più dettagliato, si osserva come all’interno della classe delle ingobbiate siano attestate anche le ingobbiate monocrome semplici, presenti con alcuni esemplari di forme chiuse e le ingobbiate dipinte, ma in numero decisamente minimo.
Diversamente, le graffite a stecca, databili a partire dal XVI secolo, si riscontrano in discreta quantità.
Oltre alle ingobbiate, sempre in chiave generale, la sola altra classe ad essere documentata nel lotto A è quella delle smaltate, attraverso un’unica forma, il boccale in maiolica arcaica, decorato con monogrammi o motivi geometrici e araldici, ma anche privo di ornamentazione. L’unico esemplare smaltato a presentare una forma diversa, oltre ad una cronologia più tarda, è un albarello databile al XVII sec. circa.
Ad un esame complessivo, si nota una prevalenza di forme aperte su quelle chiuse, con un esiguo gruppo di forme speciali rappresentate soprattutto da piastrelle.
Oltre al materiale finito, il lotto A comprende anche un piccolo gruppo di scarti di prima cottura di ingobbiate graffite, costituiti da tre boccali in graffita arcaicae da sei forme aperte riconducibili ai tipi delle tardive, o a decoro semplificato, pre-rinascimentale e rinascimentale canonico databili tra la prima metà e la fine del XV secolo; di questi, alcuni, nonostante i restauri integrativi subiti nel corso degli anni, rivestono particolare interesse poiché sembrano riconducibili ad una produzione locale. 

In questa sede abbiamo scelto di prendere in esame soltanto una parte della collezione di graffite del lotto A, vale a dire i materiali databili entro la fine del XV secolo, corrispondenti ai tipi delle arcaiche, arcaiche tardive, decoro semplificato, prerinascimentali e rinascimentali.
Di fatto, nel corso della nostra catalogazione è stata operata una selezione ulteriore che ha portato a 154 il numero effettivo di ceramiche oggetto dell’indagine.
Queste ultime comprendono per la maggior parte forme aperte, con poche forme chiuse e rare forme speciali, costituite essenzialmente da mattonelle e da un candeliere.
Alla luce di quanto già evidenziato in precedenza, gli esemplari integri coprono appena il 4% del totale, mentre quelli con meno della metà della superficie originale conservata sono quasi il triplo.
Dal lato delle provenienze, non stupisce, stando alle considerazioni di cui sopra, il fatto che più della metà dei 154 manufatti (61%) sia d’origine ignota. Il restante 39% è suddiviso tra sterri condotti a Ferrara (30%) e luoghi vari (9%), dislocati tra Emilia Romagna ed area padana centrale, sulla base delle notizie tramandate nell’ambito degli studi antiquari.

Tipologie ceramiche


Per quanto riguarda le tipologie, nel gruppo così ottenuto la parte più cospicua è rappresentata dalle graffite rinascimentali, con un 62% che è la somma dei seguenti valori: un 47% comprendente le forme chiuse e speciali, assieme alle forme aperte con ingobbio e vetrina su entrambi i lati, un 12% di forme aperte con vetrina sui due lati, ma ingobbio solo interno ed un 3% di vasellame aperto con il retro privo di rivestimento.
Il secondo tipo più attestato è quello delle graffite arcaiche (12%), cui seguono le graffite pre-rinascimentali, anch’esse ripartite in base al trattamento delle superfici: nel 9% totale convergono un 5% costituito dai recipienti chiusi e dalle forme aperte con vetrina e ingobbio sui due lati, un 3% relativo a forme aperte con vetrina sui due lati ed ingobbio solo all’interno, un 1% di vasellame aperto non rivestito sul lato esterno.
Le graffite a decoro semplificato e le arcaiche tardive costituiscono rispettivamente l’8% ed il 3% della cifra complessiva.
Molto al di sotto di questo numero si collocano le forme aperte in graffita prerinascimentale (12), mentre per le rimanenti tipologie le cifre sono comprese tra i 12 esemplari delle arcaiche e a decoro semplificato e i 5 delle arcaiche tardive.
Le forme chiuse, quasi esclusivamente boccali, non sono documentate in numero abbondante all’interno di nessuna tipologia. Anche in questo caso, sono nuovamente le graffite rinascimentali a contarne un gruppo più cospicuo, con 10 esemplari, cui seguono le graffite arcaiche, con 6 boccali; tra le graffite a decoro semplificato e le prerinascimentali l’incidenza di vasellame chiuso è pari a 1 manufatto per ciascuna tipologia, mentre non si riscontrano forme chiuse attribuibili con certezza alle graffite arcaiche tardive.
In linea di massima, e senza scendere, per il momento, nello specifico dei singoli tipi, è già possibile tracciare un quadro delle stoviglie più attestate all’interno del lotto A, pur tenendo presente quanto sottolineato in precedenza, e cioè che nessuno di questi nuclei di graffita, ad eccezione, forse, delle rinascimentali, ma solo per quanto concerne le forme aperte, appare esaustivo del proprio repertorio morfologico.
Tra i manufatti sicuramente più diffusi si collocano le ciotole, presenti con 54 esemplari, perlopiù a pareti emisferiche o a calotta, con una distribuzione che interessa tutte le tipologie, seppur in quantità disuguali; altra forma aperta discretamente documentata è il piatto (32 esemplari), che ritroviamo, generalmente nella sua versione carenata (il piattobacile) o scodellata, presso tutti i tipi, salvo le graffite arcaiche.
Il piede discoide, più o meno incavato o a leggera ventosa, costituisce la base nella quasi totalità del vasellame aperto, sostituito dal fondo apodo nei catini troncoconici; tuttavia, 8 esemplari tra ciotole, coppe e piatti-bacile, mostrano un piede ad anello.
 

Tecniche ceramiche

Il trattamento delle superfici appare piuttosto eterogeneo, in particolare per le forme aperte e quelle speciali. Senza soffermarci sui recipienti chiusi, nei quali, ovviamente, l’ingobbio rispetta la tradizionale distinzione tra superficie esterna ed interna del manufatto, non oltrepassando mai l’orlo esterno, e dove la vetrina è data su ambo i lati, le altre forme del lotto A offrono un campionario piuttosto esteso di varianti. Ciò acquista un rilievo maggiore soprattutto se poniamo in relazione le tecniche adoperate con il tipo specifico di graffita su cui la si riscontra; un esempio emblematico è rappresentato dalle graffite con decoro rinascimentale canonico, per le quali sono state isolate tre diverse modalità di rivestimento: la prima, quella più frequente, comprende il vasellame con ingobbio e vetrina su entrambi i lati, indipendentemente dalla presenza della decorazione esterna; nella seconda rientrano quei manufatti in cui l’ingobbio è limitato al lato interno, ma non la vetrina, che copre per intero anche l’esterno; la terza soluzione comporta l’esterno nudo e riguarda solo le mattonelle. Se in quest’ultimo caso, il tipo di trattamento ci appare abbastanza scontato, per il semplice fatto che il lato esterno delle piastrelle non era in vista, ma doveva aderire ad una superficie, a proposito degli altri due possiamo solo limitarci a constatare l’esistenza di tecniche miste nell’ambito di una stessa tipologia.
Una situazione analoga si riscontra sia tra le graffite pre-rinascimentali, le cui forme aperte attestano l’adozione di tutti e tre i metodi che abbiamo visto utilizzati nelle rinascimentali canoniche, sia tra i tipi arcaici, dove si distinguono, allo stesso modo, manufatti aperti con esterno semplicemente invetriato, oppure ingobbiato e invetriato o ancora nudo, mentre per le arcaiche tardive e le graffite a decoro semplificato il trattamento delle superfici appare in linea con quanto noto in letteratura per queste tipologie. Per quanto riguarda il colore dell’impasto, rilevato come sempre all’osservazione macroscopica, disponiamo di dati parziali relativamente a 61 esemplari, per cui non ci è possibile, al momento, formulare delle valutazioni complessive.

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere informazioni su iniziative ed eventi