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Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 17,00, le sale affrescate di Palazzo Crema, via Cairoli 13 a Ferrara, ospiteranno la conferenza dal titolo “La ceramica nella pittura ferrarese”, tenuta dalla Dr.ssa Lucia Bonazzi e presentata dalla Prof.ssa Ursula Thun, Presidente del Sistema Museale d’Ateneo. L’idea nasce infatti come iniziativa culturale in occasione della mostra attualmente in corso a Palazzo Turchi di Bagno dal titolo “Strappati dalla terra e ridonati al sole. Le ceramiche graffite e le pagine di erbario del giovane Filippo de Pisis”, esposizione che dato il buon riscontro da parte del pubblico è stata prorogata fino al 19 aprile.

Quando il giovane de Pisis scrisse “Fiori e frutti nella pittura ferrarese” collezionava piante essiccate e ceramiche antiche; la sua disamina di storia dell'arte avrebbe potuto estendersi anche ai manufatti ceramici ritratti nei dipinti. Prendendo spunto dalle curiosità depisisiane si propone il tema della ceramica nella pittura ferrarese, che non si limita alla natura morta, bensì è riscontrabile a margine di soggetti religiosi e scene di genere. Dagli affreschi pomposiani al Festino degli dei di Giovanni Bellini, dai baccanali di Dosso Dossi alle scene evangeliche di Bononi e Scarsellino troviamo documentati gli usi locali, la vita quotidiana, le forme e le tecniche delle arti applicate.

I dipinti si confermano una fonte preziosa per cogliere la persistenza di tipologie, forme, tecniche ceramiche nel corso dei secoli, oltre che le modalità e le circostanze del loro utilizzo, quali elementi essenziali della performance estetica, sinestesica e simbolica della tavola imbandita.

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Filippo de Pisis, I grandi fiori di casa Massimo, olio su cartone, cm 101 x 76

Collezioni d’Arte della Fondazione Carife, attualmente esposto al Castello Estense di Ferrara nell'ambito della mostra "L'arte per l'arte"

Grande attesa per la presentazione del progetto "Ceramica storica" che si terrà in data 19 dicembre 2014 alle ore 17e30 presso il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, Palazzo Costabili detto di “Lodovico il Moro”, in via XX settembre 122. 

Continuano i giovedì presso il sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, il 4 e l'11 dicembre sono gli ultimi due appuntamenti per le visite guidate dell'area archeologica. 

Le prenotazioni devono essere effettuate presso il museo della nave romana di Comacchio, il limite di posti disponibili per turno sono di 50 persone. Le visite guidate sono gratuite grazie alla partecipazione di volontari esperti e del personale addetto agli scavi.

Durante la visita è possibile ammirare l'imbarcazione lignea rinvenuta, lunga 15 metri e altri reperti di spessore.

I fondi stanziati dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo (MIBACT) sono 75.000 euro, queste risorse saranno utilizzate per le attività di restauro, diagnostica e per mantenere lo scavo aperto a studiosi e professionisti. La Soprintendenza e Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia-Romagna ha costituito un ampio progetto per la valorizzazione del patrimonio storico-archeologico nel territorio, tra cui il nuovo museo archeologico nell’ex Ospedale degli Infermi a Comacchio che garantirà un'efficace fruizione e la partecipazione attiva del pubblico.

Le scoperte continuano ad attrarre interesse, a partire dal ritrovamento di un'imbarcazione tardo antica, da varie sepolture del VI secolo d.C, da una piroga e da un antico ramo del fiume Po.

Il ministro Franceschini il 19 ottobre 2014 ha visitato gli scavi di Comacchio, durante la visita il rappresentante del Ministero per i Beni, le attività culturali e il Turismo ha sottolineato l'importanza degli scavi e del territorio circostante, puntando l'attenzione sui flussi turistici della costa. Le grandi risorse che cela questo territorio non sono state sfruttate pienamente e si auspica una sinergia tra attività culturali, mostre, attività commerciali e turistiche, enogastronomia, made in Italy come strategia vincente per competere anche a livello globale.

I lavori di riqualificazione del centro storico di Ferrara hanno consentito di realizzare una serie di indagini archeologiche che hanno fornito nuovi elementi utili a comprendere meglio il complesso palinsesto costituito dalle residenze estensi.

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