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Piazza Municipio, I materiali ceramici

I dati principali che l’analisi generale ha messo in evidenza possono essere così riassunti: un totale di 4067 frammenti, da cui sono stati esclusi i pezzi non leggibili, cioè quei materiali che per condizioni di giacitura apparivano difficilmente collocabili all’interno di una classe ceramica e di conseguenza non valutati, che salgono a 4119 se si considerano anche gli scarti di fornace. Di questi, 1439 si riferiscono a frammenti non riconducibili o singoli, mentre 2627 si suddividono tra le forme minime riconoscibili delle diverse classi ceramiche riconosciute, in alcuni casi combacianti, e comprendono almeno 476 individui, cui si sommano 92 pezzi integri o sub-integri, in parte restaurati e schedati singolarmente, assieme a 5 gruppi di scarti di fornace, per un totale definitivo di 573 individui.

Classi ceramiche

Per quanto concerne le classi ceramiche, si riscontrano tutte le categorie note nell’area dell’Italia centro-settentrionale per l’epoca tardo-medievale, dalle senza rivestimento ad impasto grezzo, sino alle smaltate. Relativamente all’incidenza delle classi, le percentuali che si ricavano dalla cifra totale (4067) evidenziano, sia per i frammenti non riconducibili (FNR) che per i frammenti facenti parte di individui, la prevalenza di tre nuclei fondamentali: le invetriate da fuoco, le invetriate da mensa e le ingobbiate (monocrome, dipinte e graffite).

La scarsità di materiali grezzi privi di rivestimento e di ceramiche smaltate (maiolica arcaica, gotico-floreale a ‘tavolozza fredda’), d’altro canto, non stupisce, ma trova un parallelo in altri scavi ferraresi confrontabili con la US1050 sia per cronologia sia per
associazione tra materiali, in particolare piazzetta e largo Castello (US 279 e US164) e Sant’Antonio in Polesine (USM5), come si vedrà meglio in seguito, ma anche in altri contesti in ambito regionale. Un elemento, invece, caratteristico del contesto di piazza Municipio è la discreta presenza di invetriate speciali, rappresentate prevalentemente da tubi fittili e vasi da cenere o da stufa, questi ultimi rivestiti da vetrina monocroma verde, che rientrano tra i reperti ceramici meno documentati negli scavi ferraresi.

Sul fronte degli indicatori di produzione abbiamo registrato essenzialmente scarti di prima cottura di ceramiche ingobbiate, assieme a due frammenti che potrebbero rappresentare scarti di seconda cottura, ma nessun treppiede o altre tipologie di distanziatori.

Tipologie ceramiche

Un passaggio successivo, cui al momento accenniamo soltanto, riguarda la suddivisione tipologica su base decorativa all’interno delle ingobbiate graffite: tra i materiali della US1050 riscontriamo il tipo arcaico, arcaico evoluto, arcaico tardivo, a decoro semplificato, prerinascimentale e rinascimentale. Se per i tipi arcaico/arcaico tardivo e prerinascimentale esiste la possibilità di una fabbricazione locale, come documentato da alcuni scarti di fornace, ma anche alla luce di quanto evidenziato in passato da altri scavi ferraresi, la questione è tuttora da definire per le graffite rinascimentali canoniche.
L’incidenza maggiore tra le tipologie di ingobbiate graffite è relativa alle arcaiche tardive. Questo tipo di graffita compare attorno alla metà del XV sec e si caratterizza per alcuni tratti peculiari, come l’introduzione di forme aperte precedentemente non note, tra cui i piattibacile, ed uno scadimento nel rivestimento delle superfici, in particolare l’esterno delle forme aperte, che risulta quasi sempre privo di vetrina; anche la qualità della decorazione rivela una tendenza alla semplificazione, sia che si tratti di ornati vegetali sia di altro tipo (geometrici, antropo/zoomorfi).
Accanto alle tardive compaiono in discreto numero anche le graffite arcaiche padane e evolute, le graffite a decoro semplificato, le pre-rinascimentali e pochi esemplari di graffita rinascimentale; dei primi quattro gruppi, i più consistenti sono quelli a decoro
semplificato e pre-rinascimentale.
Il quadro che emerge dai brevi cenni quantitativi sin qui esposti è quello di un gruppo di ingobbiate graffite che mostra forti analogie con quanto noto in letteratura sui tipi di graffita prodotti in area emiliano-romagnola durante il terzo e l’ultimo quarto del XV secolo.  Sulla base dell’evidenza ceramica, dunque, la US 1050 può collocarsi con una certa sicurezza entro l’ultimo quarto del XV sec., confermando di conseguenza la datazione al 1479-1480 relativa all’inizio dei lavori di ripavimentazione della piazza che ci forniscono, come si è visto, le fonti storiche; la portata di tali interventi mutò, infatti, nell’arco di pochi anni ogni situazione preesistente, risultando determinante anche per la chiusura della vasca stessa. 

Pertanto, il nucleo di graffite della US1050 può assurgere ad ulteriore supporto nel definire la scansione evolutiva dei tipi arcaici padani di area nord-orientale, particolarmente per l’epoca tardomedievale. Allo stesso tempo, i pochi scarti di cottura recuperati e l’assenza, tra gli indicatori, di distanziatori in uso nelle fornaci, come i treppiedi, accanto all’alta percentuale di vasellame ad uso domestico, non fanno che confermare la pertinenza di questa fossa ad un’abitazione privata, ovvero un butto domestico. Se da un lato risulta chiara l’epoca in cui la vasca venne sigillata, rimane più difficile stabilire il termine post-quem relativo alla formazione del contesto, dunque stimare per quanto tempo quest’ultimo sarebbe rimasto in uso. Tra le ceramiche più antiche che sono state recuperate nella US1050 rientrano con un’incidenza modesta alcuni esemplari di invetriate venete, attestate soprattutto da frammenti di forme aperte riconducibili al tipo ‘San Bartolo’. In linea generale l’impasto di questi manufatti tende al rosso ed in alcuni casi è documentata una particolare decorazione a rotella sulle pareti esterne (roulette-ware). Sulla base della morfologia, ma anche alla luce dei pochi elementi decorativi leggibili, questi materiali possono datarsi tra XIII e XIV secolo. 

(tratto da Tesi di Dottorato di ricerca in "Scienze e Tecnologie per l'Archeologia e per i Beni Culturali" di Giacomo Cesaretti , Nuovi dati per una storia della ceramica graffita tardomediooevale a ferrara, Materiali dalla US1050 di Piazza Municipio e dalla Collezione CARIFE.)

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